No a ingerenze statali e imposizioni vegane

Comunicato stampa del 18 giugno 2026 del Comitato per il NO all’iniziativa sull’alimentazione

Il 27 settembre l’iniziativa sull’alimentazione sarà sottoposta al voto popolare. Il Comitato per il NO all’iniziativa sull’alimentazione ha spiegato oggi, in occasione di una conferenza stampa a Berna, perché la richiesta di un grado di autoapprovvigionamento del 70 percento e la sua attuazione tramite interventi statali nei settori del consumo e della produzione siano controproducenti.

L’iniziativa sull’alimentazione mira a imporre una profonda trasformazione di come si alimenta la popolazione svizzera. Secondo il Consiglio federale e il Parlamento, il raggiungimento di un grado di autoapprovvigionamento del 70 percento potrebbe avvenire solo con cambiamenti radicali nella produzione e nei consumi. L’abbandono di alimenti di originale animale sarebbe centrale. Le svizzere e gli svizzeri dovrebbero seguire una dieta a base vegetale sia a casa che al ristorante, e l’agricoltura dovrebbe orientare la propria produzione in tal senso. Rappresentanti dei settori dell’agricoltura, della politica, dell’industria alimentare, dell’artigianato, delle regioni di montagna e della ristorazione hanno quindi messo in guardia dalle conseguenze di vasta portata che un’approvazione dell’iniziativa comporterebbe.

La Consigliera agli Stati del PS Franziska Roth ha definito l’iniziativa «esagerata, inutile e ingiusta». Ha messo in guardia in particolare dalle conseguenze sociali: «un’alimentazione sostenibile non deve diventare un privilegio per chi guadagna molto bene». L’aumento dei prezzi dei generi alimentari graverebbe soprattutto sulle famiglie con redditi bassi e medi.

La Consigliera Nazionale dei Verdi Christine Badertscher, vicepresidente del Gruppo Svizzero per le Regioni di Montagna, ha sottolineato le contraddizioni dell’iniziativa: «senza i nostri ruminanti come mucche, pecore o capre non potremmo valorizzare più di due terzi delle nostre superfici agricole per l’alimentazione umana», ha spiegato. L’iniziativa metterebbe quindi a rischio la gestione di pascoli e prati di montagna e alpestri, nonché di preziosi paesaggi culturali.

Una regolamentazione statale dell’alimentazione è destinata al fallimento
L’iniziativa è «uno specchietto per allodole», così la Consigliera Nazionale Céline Amaudruz, vicepresidente dell’UDC Svizzera, ha definito il testo in votazione. «Chi indebolisce la produzione nazionale e il resto della filiera rende la Svizzera più dipendente dall’estero». L’iniziativa metterebbe così a repentaglio proprio quelle aziende che oggi garantiscono l’approvvigionamento della popolazione.

«Chi vuole la sicurezza dell’approvvigionamento alimentare deve sostenere le persone che ogni giorno provvedono al nostro sostentamento.» I cambiamenti richiesti non sarebbero realizzabili né dal punto di vista economico né da quello pratico. «Indebolirebbero il potenziale produttivo dell’agricoltura svizzera», ha avvertito Markus Ritter, presidente dell’Unione Svizzera dei Contadini, mettendo in guardia dalle conseguenze per le aziende agricole a conduzione familiare.

Fabio Regazzi, presidente dell’Unione Svizzera delle Arti e Mestieri, ha criticato l’aumento della burocrazia e la crescente ingerenza dello Stato. «La Svizzera funziona meglio con la libertà e la responsabilità individuale piuttosto che con nuove restrizioni», ha affermato. L’iniziativa graverebbe pesantemente su numerose PMI lungo l’intera filiera alimentare, dalla trasformazione alla ristorazione.

Una situazione confermata dalla Consigliera agli Stati Petra Gössi, presidente della Federazione delle Industrie Alimentari Svizzere (fial). La quale ha precisato come: «una regolamentazione statale in materia di alimentazione è destinata al fallimento». L’iniziativa creerebbe nuove norme, incertezze e rischi in materia di politica commerciale, anziché promuovere l’innovazione e lo sviluppo.

Da parte sua, il presidente di GastroSuisse Beat Imhof ha ribadito che: «l’iniziativa è forse animata da buone intenzioni, ma è pericolosa. Minaccia la libertà di scelta, la regionalità, la ricchezza culinaria, la redditività, i posti di lavoro e la sicurezza dell’approvvigionamento». La ristorazione svizzera punta già oggi su prodotti regionali, offerte stagionali e una maggiore sostenibilità, ma sempre in armonia con le esigenze degli ospiti.

Più turismo degli acquisti, anziché maggiore sicurezza dell’approvvigionamento
Il Comitato per il NO è unanime: l’iniziativa sull’alimentazione metterebbe a rischio la libertà di scelta delle consumatrici e dei consumatori, poiché intende costringerle/li a seguire un’alimentazione prevalentemente vegana. In questo modo indebolirebbe la produzione locale, aumenterebbe il costo dei generi alimentari e favorirebbe il turismo degli acquisti. Per questo motivo il comitato raccomanda di respingere l’iniziativa sull’alimentazione il 27 settembre

 

Relazioni (in tedesco/PDF)

Christine Badertscher

Céline Amaudruz

Franziska Roth

Petra Gössi

Beat Imhof

Fabio Regazzi

Markus Ritter

 

Per ulteriori informazioni:

Franziska Roth, Consigliera agli Stati del PS, franziska.roth@parl.ch

Céline Amaudruz, Consigliera Nazionale dell’UDC e vicepresidente dell’UDC Svizzera, celine.amaudruz@parl.ch

Petra Gössi, Consigliera agli Stati del PLR e presidente della Federazione delle Industrie Alimentari Svizzere, petra.goessi@parl.ch, cellulare 079 347 88 71

Christine Badertscher, I Verdi, Consigliera Nazionale e vicepresidente del Gruppo Svizzero per le Regioni di Montagna, christine.badertscher@parl.ch

Beat Imhof, presidente di GastroSuisse, beat.imhof@gastrosuisse.ch, cellulare 079 773 29 15

Fabio Regazzi, Consigliere agli Stati e presidente dell’Unione Svizzera delle Arti e Mestieri (USAM), fabio.regazzi@parl.ch, cellulare 079 253 12 74

Markus Ritter, Consigliere Nazionale e presidente dell’Unione Svizzera dei Contadini, markus.ritter@parl.ch, cellulare 079 300 56 93

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